I guess i’m like Tom


Assiomatico
7 novembre, 2011, 12:15 pm
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è questo. E non c’è altro.



Going through the sent email folder
19 settembre, 2011, 8:11 am
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Onestamente preferivo un rumoroso sms notturno che nelle mie speranze t’avrebbe svegliato.
Tuttavia, sentendomi più ebreo e meno politically correct del solito uso la mail e auguro
buona notte

i.

ps: magari hai un rumoroso alert per emails, sarebbe fantastico.



fugit
29 agosto, 2011, 1:27 pm
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Ciao,
scusa se rispondo con lentezza ma la connessione di casa va e viene e al lavoro non è il caso di farmi troppo gli affari miei.

Quando ci siamo sentiti effettivamente ero giù di morale perché è un ennesimo NO, perché a volte ci si chiede se la botta di culo non può capitare a noi e un po’ ti metti a pensare al tempo che sprechi nei mille e più tentativi era meglio se ci facevi qualcos’altro.
Dopo un paio di ore e qualche vino ho accantonato la faccenda: come è arrivata se n’è anche andata, ho ancora da mangiare e le altre opzioni che avevo individuato un mese fa. Sarà un po’ zen, ma tendo a pensare che ci siano cose che ti debbano capitare. Io continuerò a provare e andrà quella che deve andare. Non so se sarà la via del dottorato o la via delle biblioteche (o una terza che non so) ma su mille una deve essere. Almeno dovrebbe.

Io e l’amore siamo come due vicini di casa antipatici: ci guardiamo da distante e ci malediciamo. Ne ho speranza ma davvero non so come trovare spazi e tempi. Forse mi manca l’entusiasmo. Non so, al momento di certo mi manca il sonno.

a presto



Il pranzo è servito – non lascerò la mancia.
18 agosto, 2011, 3:59 pm
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Benvenuto al ristorante “la complicata mente di I guess I am like Tom”. Le presentiamo l’inalterato menù degli scorsi 7 mesi.

Antipasti:
Tartare di “Improvvisa fulminazione con somma sorpresa”

Primi piatti:
Fantasia di immagini e vaghe compatibilità.
Composta di brevi conversazioni e imbarazzati borbotii.

Secondi:
Stracotto di individuo insensato
Arrosto di situazione impossibile.

Contorni:
Insalata di Invidia “c’è chi può”
Sformato di “Speranza di felicità”

Dessert:
Semifreddo di momenti alcoli con deliri visionari



Scimmia
21 luglio, 2011, 7:30 am
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É un messaggio a te.

 

Non scrivo qui sopra da tantissimo, quasi non è casa mia. Pensavo che lasciarti un messaggio fosse una buona idea, ma mi piaceva l’idea che lo trovassi, non che te lo recapitassi. Quindi è come non lo leggessi. Il che mi libera, mi permette di non arrossire ammutolito come tutte le volte che t’ho incontrato. Le pochissime volte. Quando ho detto quattro tra le cose più stupide che abbia mai pensato, detto, riferito, ammesso.

 

L’ora violetta è passata, anzi non è mai stata. Era una tua cosa, un riferimento che ho colto, ma non mi appartiene. Come te del resto. Mi hanno dato della scimmia per la mia assurda propensione, incessante, al pensarti. Non che mi ci sforzi, o debba essere annoverato tra i santi martiri. Lo faccio ogni risveglio, ogni spazzolata di dentifricio, ogni spulciata in quella rubrica del web 2.0 che chiamiamo facebook, ogni volta che la mia crapa tocca il cuscino. Un’idea gigantesca e onirica associata ad un volto e a dei gusti musicali. Compatibili, certo.

 

A volte penso a cosa ti direi se ti avessi qui, seduto dall’altra parte di questo tavolo con l’appiccicosa cerata rossa. Qui a rimirare il pavimento che chiede pietà e accampa inascoltate istanze igieniste. Vorrei essere bello per non dover conversare, vorrei conversare per non ammutolire con espressione beatificata guardandoti. Eppure, lo sai che finirebbe così? Un bottiglia di vino, una playlist rimediata a caso come ora, e solamente a ripetermi: “che occhi…”. Riderei d’imbarazzo e chiederei mille scuse, non capendo nemmeno perché avresti voluto darmi udienza. Cercherei rifugio nel caldo sarcasmo e nell’ironia familiare. Spererei che il vino avesse la meglio, su di me, su di te. E quella paura, che sentirei. Incredulo ringrazierei in silenzio della tua presenza. Vorrei prenderti per mano, con silenzio e innocente volontà.

 

Chiudo ora le conversazioni che non abbiamo avuto, o domani. Elimino quel sottilissimo filo che ci tiene collegati, quasi per ironia. A ricordare a me quello che non ho. A te, nulla. É che questa canzone dell’itunes è troppo carina per poterla infangare dicendoti che non hai saputo, che sarebbe… Ci siamo incrociati ad un brutto incrocio. Bastavano due semafori prima. O un mese, forse due. Un abbonamento al teatro nella stagione precedente, due parole di troppo, un discorso scomodo in momenti di lucidità offuscata. Cancello il filo, con sentimenti contrastanti. Lasciando questa comunicazione di servizio in un angolo del web vorrei che fosse letta da te che hai molto altro da fare e un mondo abbandonato alle spalle.

 

Sarebbero state belle chiacchiere, un’estate da non dimenticare, dei dischi – i tuoi – conditi da birre – le mie – e quell’adolescente leggerezza che vuole il mondo non finire mai.

 



Holy Family with Bitch.
17 maggio, 2011, 9:56 am
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Sì, lo so Giovanardi: comunisti e froci. E pagano le tasse. Da non crederci.



Sì, mi hai tolto dai tuoi contatti del social network ma io ti leggo sul bel blog.
23 aprile, 2011, 12:36 pm
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Quando scrive è preciso, pieno e contenuto in se stesso. A me piace.

http://www.alessandromarianacar.com/blog/2011/04/18/n-m.html




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