Il weekend trascorso da poco si è rivelato colmo di cose nuove dicevo, o parzialmente tali. Cosa non troppo comune nella mia esistenza.Ve le annovero, con mera cronoca. Il venerdì pomeriggio preso da inusitato furore sono andato a Ferrara per la prima volta. Ragione fu la mostra di un’amica ma pioggia battente, google maps che si presta a plurime interpretazioni, la mia fantasia hanno fatto sì che vagassi col mio ombrellino blu per oltre un’ora per trovare il posto, attraverso parchi e strade urbane mai viste prima. Giorno seguente mi ha visto presente alla cerimonia di matrimonio di una persona che conoscevo. Prima volta. Non s’intendono qui matrimoni dei vicini, i parenti dal sudamerica o milingo in tv, ma una persona con cui si usciva e al cui matrimonio c’erano amici miei. Tutt’altro panorama. ubriacato a dovere e incravattato come di dovere, con tanto di completo sfavillante ho partecipato poi ad una presentazione di un’amica blogger – a quanto pare influente. A tal fine – io ero stato convocato in qualità di spalla – ho proseguito nel bere smodatamente per evitare le mie ansie da prestazione. Dicono che non si sia notato il mio elevato tasso alcolemico – se non fidati amici in prima fila – ed io all’oggi non ricordo nulla. Ringraziamo quindi Margherita F. per l’occasione e Luca B. per il sottofondo musicale (ricorrdo gli Smiths). Il giorno seguente partivo per le lande toscane al solito. Lunedì mattina mi attendeva però il riordino delle corse dei bus fiorentini: spaventoso evento a cui non ero preparato. Arrivo infatti alla solita pensilina del 7 e non lo vedo segnato. Ero pure contento del congruo anticipo che ero riuscito ad accumulare quel giorno. Dopo essermi guardato intorno un poco noto dell’insolito fermento attorno a me: masse di gente che chiede a destra e a manca, tuttii con dei fogli in mano, folle che si spostano di qua e di là. Chiedo ad un addetto, non capisco una fava, mi accodo ad una fermata, prendo un autobus che presumibilmente andava alla fantomatica piazza San Marco, di cui avevo vaga memoria. Premuto come fossimo tutti ad una visita medica non desiderata, incastrato come ad un corso di contorsionismo – cosa che potrebbe esser simpatica – ho iniziato la mia settimana toscana.
Tanto amavo in quel di Londra stare sul’autobus, momento di grande serenità per me all’epoca, tanto odio l’autobus qui in Firenze. Luogo di grande inciviltà e rozzaggine, con rari momenti esteticamente edificanti: almeno qualcosa nella bruttezza del momento. Sarà che sono sempre pieni, caldissimi, con uno spazio vitale pari a quello dei lombrichi; tanto che mi chiedo quale esperimento umano intendeva condurre quello scellerato progettista dell’autobus. Pregherò per lui o lei che sia, affinché trovi un lavoro migliore. E poi i passeggeri, santo il cristo, i passeggeri. A parte che sono travolto ogni giorno dall’ansia di non accorgermi di una vecchietto o anziano malfermo a cui lasciare il posto tanto, tanto agognato. E lì che ad ogni fermata scruto le porte per alzarmi prontamente e compiere questo dovere civico, morale, etico e tanti cazzi. La maggior parte delle volte però la cataratta dell’anziano impedisce di scorgere il posto e quindi stiamo tutti in piedi inutilmente. Comunque ora i nuovi percorsi hanno eliminato il problema, facendo in modo che tutti gli autobus siano sempre esageratamente pieni così di posti liberi non ce ne sono. E il vecchio rimane in piedi incastrato nella folla. Tutti salvi. Oggi però un soggetto ha meritato più odio del solito – quindi sempre poco – perchè costui salito sul mezzo si è piantato in mezzo al passaggio e nulla lo ha più spostato. Troneggiava solidamente nel suo cappotto panna morbidone, mentre tutt’accanto era tutto un salire, scendere, avanzare, scorrere, sistemarsi e farsi spazio. Io ovviamento giacevo forzatamente imnobile alle sue spalle, sperando che il banale pensiero di scostarsi e lasciar posto facesse capolino. Va bene, aggiungiamoci che ‘sti imbecille era in archivio con me, non scambiando una singola parola nell’arco dell’intera giornata. Tanto meno alla fermata in attesa del mezzo. Quest’imbecille lo rivedrò ben presto.
In quel di firenzempoli invece luogo deputato alla mia distensione è la strada che percorro a piedi appena dopo il supermercato. Mia abitudine è, al termine del primo giorno di archivio, dopo esser riapprodato ad Empoli, infilarmi nel locale supermercato, la Coppe, noncurante della stanchezza, relative palpebre abbassate, schiena a pezzi e la voglia di vivere di un depresso cronico. é proprio nel momento in ci esco dalle porte, imbocco la via con le mie borse ecocompatibili di cui temo sempre l’imminente rottura nel mezzo dell’incrocio che mi rassereno e quasi un sorriso mi si stampa in faccia. C’è poca gente in giro, forse sarà l’atavica sensazione di aver conquistato il cibo e a cui annetto anche una giustificazione morale dell’essermelo meritato vista la stanchezza. Anche oggi in realtà ho avuto un momento di sentimento domestico, alquanto inusuale dato che si tratta dei palazzoni di fronte a Rifredi. Sì, la stazione sfigata di Firenze, Rifredi appunto. Quel posto è decisamente dimenticato da dio anche se qualcuno una mano sulla coscienza se l’è pur messa e rumori parlano di un rifacimento o ricostruzione che sia. All’oggi se arrivate a rifredi ci trovate 9 binari con dei marciapiedi lunghissimi e le pensiline che non li coprono tutti. desolazione e manco la pubblicità mi pare ci mettano. Io al solito arrivo con congruo anticipo dimentico degli usuali ritardi di Trenitalia. Lo fanno per noi, non può che essere così. Quindi mentre attendevo il mio treno che già portava con sè i suoi 65 minuti di ritardo a cui io avevo aggiunto un buona mezzzo’ora di anticipo stavo sotto l’unico lampione spento di tutta la stazione. E guardavo avanti. I palazzi marroni lungo la ferrovia avevano alcune finestre illuminate, c’era una accogliente geometria di luci gialle calde e domestiche. Segno di vita, di casa in quei palazzi spersonalizzati per definizione. Credo che solo di notte siano in grado di apparire così umani, così densamente umani, pieni di microstorie. Subito ho pensato a certe strade di Berlino, la sovietizzata e la occidentalizzata Berlino che mostra così tanti di questi palazzi, di qua e di là.
Ma dicevo recentemente di come il weekend appena trascorso sia stato animato da eventi e situazioni nuove o parzialmente tali. Forse è il caso che ve lo posti poi, chè qui si fa lungo e tutti dicono che non pare carino.
Nuovo ed entusiasmante tema che riempie pagine di giornali e servizi dei tiggì nostrani è il nuovo scandalo sessual-politico che ha coinvolto Marrazzo. Io, onestamente, non posso che esserne contento. Meglio spiegarsi. Centro sinistra batte centro-destra, inequivocabilmente. Innanzitutto di là vanno a mignotte: ma oramai è decisamente fuori moda, roba vecchia – vecchia come il mondo alcuni dicono. Invece il centro sinistra svecchia, riforma e innova. I transessuali o drag che siano sono certamente più cool e glamorous. Che sian di statale o di club poco importa, sono certamente più innovative delle solite noiose escort.Queste hanno rotto e non offrono più di tanto utili spunti. Inoltre, qui almeno è certo (almeno mi pare) il pagamento: mica come di là dove ci si picca di non pagare nessuna donna. Qui si è onesti e quel che si compra si paga. Un gesto di correttezza – mica si gode gratis. Ultimo aspetto, pare che sia stato un atto protratto per un tempo relativamente lungo; insomma non una botta e via ma una relazione per quanto atipica e mercenaria. Io vi vedo quindi del trasporto, dell’affetto; che tenero, no? Sintetizzando, molti punti a Marrazzo e anche qualche voto se potessi, non ultimo il fatto che è un bell’uomo. Dobbiam diventare più europei, moderni, civilizzati. Più trans e meno bionde!
Ultima annotazione sul caso, ho letto ieri l’incipit di un articolo su Liberonews.it a firma Belpietro – per il quale decisamente non vale lo stesso giudizio estetico attribuito al precedente giornalista-politico. Non ho terminato l’articolo ma pare ci si debba perfino registrare e soldi per quel quotidiano non li ho. Ma le mie rimostranze stanno tutte rispetto alle prima righe, quelle per far effetto catturare il lettore. Per me invece, un grande rutto. é che ero in archivio non potevo. Leggiamo insieme alcune illuminati frasi “Ovviamente è tutta colpa di Berlusconi. Se Piero Marrazzo frequentava transessuali ed era un habitué delle zone in cui esercitano uomini che si fingono donne, la responsabilità è del Cavaliere. E se si è fatto beccare da una banda di delinquenti travestiti da carabinieri mentre era impegnato con un viado e per questo è stato ricattato e ha pagato, c’è un solo colpevole, lui e sempre lui: l’inquilino di Palazzo Chigi” Maurizio Belpietro, Pubblicato il giorno: 25/10/09 Che dite, traspare un sottile disprezzo quando spiega attraverso la circonlocuzione “uomini che si fingono donne” chi sia una transessuale? Illuminante, ecco. Ma in linea con quel machismo da settantatrenne tutta cipria e pompinelli (o simil). mancava nell’italia raffinata del celodurismo,della carfagna e dei culattoni questa ennesima nota. Voglio ricordare quindi la famosa battuta di Vladimir Luxuria che al classico affronto “Brutto frocio!” rispose “Brutto a chi?”
Prossimamente vi aggiornerò sull’appena trascorso weekend, durante il quale ho fatto cose nuove o parzialmente tali. Non contento, tornato nella solita Firenze, m’hanno pure cambiato il percorso dell’autobus facendomi scivolare in panico l’intero lunedì mattina. Insomma non c’è tregua per me. Tapinissimo.