La banalità della prima persona singolare.
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25 ottobre, 2010, 5:11 pm
Archiviato in: Reminiscenze di Stati
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Mi sveglio, guardo il tuo respiro lento nella penombra sonnolenta.
Penso, allungo verso te la mano. Ci penso ancora, la appoggio piano. Non ti voglio svegliare, ma forse un poco già lo sei. Come me, con gli occhi stroppicciati, che ti stanno guardando. Rispondi con un abbraccio, ci sfioriamo, cercando di addormentarci mollemente stretti. Sono stupito di me che penso a qui, che penso al tuo viso, che vedo le tue labbra, solo quelle e non un giorno più in là.
Diventi concitato, mi coinvolgi, sale la mia ansia impastata al desiderio. é nuovo, non conosco. Temo. Siamo seri, ma una mia battuta allenta. Mi piace qui. E tu? La tua sicurezza domina tutto qui, mi ammaliano i tuoi occhi.
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