Archiviato in: Stati | Tag: muro di berlino, pubblicazione, riprendere berlino, strade d'europa, vaffanculo, vicenza
Ieri, 9 novembre 2009 correva il ventennale dalla caduta del muro di Berlino. Ce lo hanno ricordato tutti i notiziari televisivi e quasi quasi anche Verissimo stava per fare uno speciale. Si sono prontamente fermati. Credo che fosse troppo difficile spiergare alla soubrette di turno che glie toccava di commentare il significato dell’espressione “cortina di ferro”.
Non c’ho avuto cuore di lasciar passare la data senza una mia mezza parola. Di argomenti decisamente scontati e altrettanti francamente scorretti quanti inutili se ne sono sentiti a iosa. Sì a iosa (che io abbia una predilezione per le espressioni francamente vecchie e fuori moda è assodato, quindi mettetevela via). Ma io ci sono attaccato a questa data e a quella città. Vuoi perché la mia tesi si occupa di guerra fredda, vuoi perché sono anni che ho la fissa della DDR e della Stasi – qui ricordo che anni fa taluni si sono scordati di restituirmi un libro di A. Funder sull’argomento; l’infame lo faccia recapitare qui ché ancora mi duole – con tutte i racconti di spie e tutto quello che mio chiamo Gossip storico; vuoi ancora perché c’ho dei sentimenti verso quella città: da quando la visitai la prima volta 6 anni fa non ho smesso di tornarci e aggiornare la mia mappina con i bar più belli – pur vero che mi accomodo facilmente io.
Riprendere Berlino significa ora per me personalmente riacquistare quella straordinaria sensazione di continua ricerca e scoperta che era così forte in periodi esteri e fecondi. Senso di potenzialità che questa micragnosa città stenta così tanto ad elargire.
Riprendere Berlino sta ancora a significare riprendiamoci il significato del muro e della sua caduta. In un momento in cui squallida retorica dell’audience politico e dello spettacolo abusa della storia e dei suoi termini non rimane, per quelli che amino la critica, di riprendere Berlino. Illustro cosa la mia città offre sul tema. Leggo dal quotidiano locale di oggi che la provincia con patrocinio della regione ha finanziato una pubblicazione in 11.000 copie di un libretto di 45 pagine a titolo: “Europa: unita, libera, forte” a tema Muro, Europa di oggi e tante care cose. Destinatari sono i bimbi di 4° e 5° superiore a cui verrà distribuito e che, poverini, nulla sanno, mentre mittente l’associazione Strade d’Europa, che l’articolo mi illumina essere nata un quattro anni fa “nell’area della destra giovanile di Alleanza Nazionale”, presieduta da Michele Bonanno. Si specifica inoltre che la prospettiva della narrazione (storica?) è quella del “nazionalismo identitario e tradizionalista di chi promuove l’unità politica e non solo economica del continente, ma vuole che la comunità internazionale si attui come Europa delle Nazioni”. Ditemi voi di che puzza. Autore – e qui si raggiungo il climax – pare essere tale Andrea Guglielmi che, come dettagliato dal telegiornale locale ier sera (eh sì, c’è pluralismo d’informazione qui) e ragionevolmente confermato dalla foto corredata all’articolo, pare avere 22 anni. Famo 21 o 23, poco cambia. Sempre stasera in un albergo in zona Est alle 20 ci sarà incontro per ulteriormente esplicare il tema. Spero vivamente di trovare accompagnatori.
Questi in sintesi i dati. E ora i miei commenti. Porco cazzo, com’è possibile che io stia incontrando tutti ‘sti problemi per i fondi per un libro di storia urbana sulla città sponsorizzato dal locale istituto storico con 4 professori universitari e una dottoranda e ‘sto signorino si fa pubblicare 11 mila copie??? E ancora, porco cazzo, com’è che io con una tesi di laurea triennale e una quinquennale in scrittura ancora avrei degli scrupoli a scriverne? Com’è che all’assessorato alla cultura del comune m’han detto “no soldi per pubblicazioni” e invece la provincia sembra averne anche per … pubblicazioni di modesta entità. Queste le mie tesi sul libercolo che stasera o quando lo avrò fisicamente in mano verrano a mio avviso confermate.
Una nota sentimentale: è deludente e triste vedere come la Storia venga abusata così brutalmente sotto i miei occhi. Per questo Riprendere Berlino.
(ovviamente ci si scusa con gli Afterhours per l’abuso di citazioni della loro omonima canzone)
Il weekend trascorso da poco si è rivelato colmo di cose nuove dicevo, o parzialmente tali. Cosa non troppo comune nella mia esistenza.Ve le annovero, con mera cronoca. Il venerdì pomeriggio preso da inusitato furore sono andato a Ferrara per la prima volta. Ragione fu la mostra di un’amica ma pioggia battente, google maps che si presta a plurime interpretazioni, la mia fantasia hanno fatto sì che vagassi col mio ombrellino blu per oltre un’ora per trovare il posto, attraverso parchi e strade urbane mai viste prima. Giorno seguente mi ha visto presente alla cerimonia di matrimonio di una persona che conoscevo. Prima volta. Non s’intendono qui matrimoni dei vicini, i parenti dal sudamerica o milingo in tv, ma una persona con cui si usciva e al cui matrimonio c’erano amici miei. Tutt’altro panorama. ubriacato a dovere e incravattato come di dovere, con tanto di completo sfavillante ho partecipato poi ad una presentazione di un’amica blogger – a quanto pare influente. A tal fine – io ero stato convocato in qualità di spalla – ho proseguito nel bere smodatamente per evitare le mie ansie da prestazione. Dicono che non si sia notato il mio elevato tasso alcolemico – se non fidati amici in prima fila – ed io all’oggi non ricordo nulla. Ringraziamo quindi Margherita F. per l’occasione e Luca B. per il sottofondo musicale (ricorrdo gli Smiths). Il giorno seguente partivo per le lande toscane al solito. Lunedì mattina mi attendeva però il riordino delle corse dei bus fiorentini: spaventoso evento a cui non ero preparato. Arrivo infatti alla solita pensilina del 7 e non lo vedo segnato. Ero pure contento del congruo anticipo che ero riuscito ad accumulare quel giorno. Dopo essermi guardato intorno un poco noto dell’insolito fermento attorno a me: masse di gente che chiede a destra e a manca, tuttii con dei fogli in mano, folle che si spostano di qua e di là. Chiedo ad un addetto, non capisco una fava, mi accodo ad una fermata, prendo un autobus che presumibilmente andava alla fantomatica piazza San Marco, di cui avevo vaga memoria. Premuto come fossimo tutti ad una visita medica non desiderata, incastrato come ad un corso di contorsionismo – cosa che potrebbe esser simpatica – ho iniziato la mia settimana toscana.
Tanto amavo in quel di Londra stare sul’autobus, momento di grande serenità per me all’epoca, tanto odio l’autobus qui in Firenze. Luogo di grande inciviltà e rozzaggine, con rari momenti esteticamente edificanti: almeno qualcosa nella bruttezza del momento. Sarà che sono sempre pieni, caldissimi, con uno spazio vitale pari a quello dei lombrichi; tanto che mi chiedo quale esperimento umano intendeva condurre quello scellerato progettista dell’autobus. Pregherò per lui o lei che sia, affinché trovi un lavoro migliore. E poi i passeggeri, santo il cristo, i passeggeri. A parte che sono travolto ogni giorno dall’ansia di non accorgermi di una vecchietto o anziano malfermo a cui lasciare il posto tanto, tanto agognato. E lì che ad ogni fermata scruto le porte per alzarmi prontamente e compiere questo dovere civico, morale, etico e tanti cazzi. La maggior parte delle volte però la cataratta dell’anziano impedisce di scorgere il posto e quindi stiamo tutti in piedi inutilmente. Comunque ora i nuovi percorsi hanno eliminato il problema, facendo in modo che tutti gli autobus siano sempre esageratamente pieni così di posti liberi non ce ne sono. E il vecchio rimane in piedi incastrato nella folla. Tutti salvi. Oggi però un soggetto ha meritato più odio del solito – quindi sempre poco – perchè costui salito sul mezzo si è piantato in mezzo al passaggio e nulla lo ha più spostato. Troneggiava solidamente nel suo cappotto panna morbidone, mentre tutt’accanto era tutto un salire, scendere, avanzare, scorrere, sistemarsi e farsi spazio. Io ovviamento giacevo forzatamente imnobile alle sue spalle, sperando che il banale pensiero di scostarsi e lasciar posto facesse capolino. Va bene, aggiungiamoci che ‘sti imbecille era in archivio con me, non scambiando una singola parola nell’arco dell’intera giornata. Tanto meno alla fermata in attesa del mezzo. Quest’imbecille lo rivedrò ben presto.
In quel di firenzempoli invece luogo deputato alla mia distensione è la strada che percorro a piedi appena dopo il supermercato. Mia abitudine è, al termine del primo giorno di archivio, dopo esser riapprodato ad Empoli, infilarmi nel locale supermercato, la Coppe, noncurante della stanchezza, relative palpebre abbassate, schiena a pezzi e la voglia di vivere di un depresso cronico. é proprio nel momento in ci esco dalle porte, imbocco la via con le mie borse ecocompatibili di cui temo sempre l’imminente rottura nel mezzo dell’incrocio che mi rassereno e quasi un sorriso mi si stampa in faccia. C’è poca gente in giro, forse sarà l’atavica sensazione di aver conquistato il cibo e a cui annetto anche una giustificazione morale dell’essermelo meritato vista la stanchezza. Anche oggi in realtà ho avuto un momento di sentimento domestico, alquanto inusuale dato che si tratta dei palazzoni di fronte a Rifredi. Sì, la stazione sfigata di Firenze, Rifredi appunto. Quel posto è decisamente dimenticato da dio anche se qualcuno una mano sulla coscienza se l’è pur messa e rumori parlano di un rifacimento o ricostruzione che sia. All’oggi se arrivate a rifredi ci trovate 9 binari con dei marciapiedi lunghissimi e le pensiline che non li coprono tutti. desolazione e manco la pubblicità mi pare ci mettano. Io al solito arrivo con congruo anticipo dimentico degli usuali ritardi di Trenitalia. Lo fanno per noi, non può che essere così. Quindi mentre attendevo il mio treno che già portava con sè i suoi 65 minuti di ritardo a cui io avevo aggiunto un buona mezzzo’ora di anticipo stavo sotto l’unico lampione spento di tutta la stazione. E guardavo avanti. I palazzi marroni lungo la ferrovia avevano alcune finestre illuminate, c’era una accogliente geometria di luci gialle calde e domestiche. Segno di vita, di casa in quei palazzi spersonalizzati per definizione. Credo che solo di notte siano in grado di apparire così umani, così densamente umani, pieni di microstorie. Subito ho pensato a certe strade di Berlino, la sovietizzata e la occidentalizzata Berlino che mostra così tanti di questi palazzi, di qua e di là.
Ma dicevo recentemente di come il weekend appena trascorso sia stato animato da eventi e situazioni nuove o parzialmente tali. Forse è il caso che ve lo posti poi, chè qui si fa lungo e tutti dicono che non pare carino.
Nuovo ed entusiasmante tema che riempie pagine di giornali e servizi dei tiggì nostrani è il nuovo scandalo sessual-politico che ha coinvolto Marrazzo. Io, onestamente, non posso che esserne contento. Meglio spiegarsi. Centro sinistra batte centro-destra, inequivocabilmente. Innanzitutto di là vanno a mignotte: ma oramai è decisamente fuori moda, roba vecchia – vecchia come il mondo alcuni dicono. Invece il centro sinistra svecchia, riforma e innova. I transessuali o drag che siano sono certamente più cool e glamorous. Che sian di statale o di club poco importa, sono certamente più innovative delle solite noiose escort.Queste hanno rotto e non offrono più di tanto utili spunti. Inoltre, qui almeno è certo (almeno mi pare) il pagamento: mica come di là dove ci si picca di non pagare nessuna donna. Qui si è onesti e quel che si compra si paga. Un gesto di correttezza – mica si gode gratis. Ultimo aspetto, pare che sia stato un atto protratto per un tempo relativamente lungo; insomma non una botta e via ma una relazione per quanto atipica e mercenaria. Io vi vedo quindi del trasporto, dell’affetto; che tenero, no? Sintetizzando, molti punti a Marrazzo e anche qualche voto se potessi, non ultimo il fatto che è un bell’uomo. Dobbiam diventare più europei, moderni, civilizzati. Più trans e meno bionde!
Ultima annotazione sul caso, ho letto ieri l’incipit di un articolo su Liberonews.it a firma Belpietro – per il quale decisamente non vale lo stesso giudizio estetico attribuito al precedente giornalista-politico. Non ho terminato l’articolo ma pare ci si debba perfino registrare e soldi per quel quotidiano non li ho. Ma le mie rimostranze stanno tutte rispetto alle prima righe, quelle per far effetto catturare il lettore. Per me invece, un grande rutto. é che ero in archivio non potevo. Leggiamo insieme alcune illuminati frasi “Ovviamente è tutta colpa di Berlusconi. Se Piero Marrazzo frequentava transessuali ed era un habitué delle zone in cui esercitano uomini che si fingono donne, la responsabilità è del Cavaliere. E se si è fatto beccare da una banda di delinquenti travestiti da carabinieri mentre era impegnato con un viado e per questo è stato ricattato e ha pagato, c’è un solo colpevole, lui e sempre lui: l’inquilino di Palazzo Chigi” Maurizio Belpietro, Pubblicato il giorno: 25/10/09 Che dite, traspare un sottile disprezzo quando spiega attraverso la circonlocuzione “uomini che si fingono donne” chi sia una transessuale? Illuminante, ecco. Ma in linea con quel machismo da settantatrenne tutta cipria e pompinelli (o simil). mancava nell’italia raffinata del celodurismo,della carfagna e dei culattoni questa ennesima nota. Voglio ricordare quindi la famosa battuta di Vladimir Luxuria che al classico affronto “Brutto frocio!” rispose “Brutto a chi?”
Prossimamente vi aggiornerò sull’appena trascorso weekend, durante il quale ho fatto cose nuove o parzialmente tali. Non contento, tornato nella solita Firenze, m’hanno pure cambiato il percorso dell’autobus facendomi scivolare in panico l’intero lunedì mattina. Insomma non c’è tregua per me. Tapinissimo.
Nota biografica: in balia di Adorno e Madonna, sacro e profano. Ma chi è chi?
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Abbandonate le piacevoli lande di Lewisham e dintorni, sono rientrato ieri in pianura Padana, Felice di ritrovare il caffè e poche altre cose. Questo mese è trascorso come fosse stata una settimana. In compenso ho perso la mia mappa A to Z, che ho affidato ad uno dei miei pupilli al momento dell’imbarco. Sono deciso a ritrovarla, comunque.
Dovrei fare un bilancio dell’esperienza, ma davvero non ne ho voglia e forse non c’è molto senso. Unica cosa è che il maledetto esame non l’ho studiato poi molto. Ma devo poi ammettere che sono stato piacevolmente sorpreso dall’incontro con i 17 / 18 -enni. Mi hanno lasciato un timido bagliore di speranza.
Avevo promesso di narrare le epiche vicende dei giovinetti che mi erano stati affidati, ma ci ho ripensato. Vi dico delle tre sgallettate che sono arrivate nella mia mini-dimora l’ultima settimana. Ve le presento: tre giovinette provenienti da Bergamo, la prima delle quali puzzava proprio da oratorio, sorriso e maniere affettate anche alla mattina alle 7,30. Entusiasta, più per obbliogo che per convinzione. A fianco la collega di mezzo, già stanca di Londra-Lewisham al secondo giorno. Critica ma con un senso di pragmatismo. La terza era la migliore del trio norditaliota: con una perenne espressione di schifo sul volto, non ha mai sorriso. Spocchiosa e con un innato ed ingenuo senso di superiorità, la giovine ritiene che Londra sia solo Harrods, West-End e Piccadilly . Non credo che il concetto di metropoli la sfiori nemmeno. Forse pensa che Londra sia il set di una soap di cui lei è la guest-star. L’incontro con Lewisham- Catford le è stato fatale: in quale fine del mondo vivo? Tanto più la zona è distante dalle sue immaginazioni, tanto più rafforza il concetto che quella non può essere Londra. Il passaggio: “allora Londra è anche questo” non c’è. O tutto è luci e negozi o nulla. Fair enough. Ma non so se girando tra le lussureggianti strade di central London con il suo miglior maglione Abercrombie & Fitch (sì, è una mania-ossesione dei giovincelli) arriverà ad apprezzare quell’organismo autonomo con dinamiche tutte interne che è una metropoli come Londra, apprezzare anche Lewisham-Catford come parti di questo mondo. I miei pupilli, almeno alcuni, lo hanno certamente fatto.
Ora mi trovate al Banchetto di GGVi a Festambiente a Vicenza per l’ultima giornata. Passate a Salutare me e donateci supporto, terra piante e soldi!

Archiviato in: Stati | Tag: abercrombie & Fitch, bromley, croydon, lon, london, londra, orpington
Sono ancora vivo biologicamente e mentalmente, molto meno virtualmente. Non avere internet a casa mi taglia fuori da molte cose, soprattutto da venerdì scorso quando ho iniziato a girare londra in lungo e in largo per andare a visitare tutt i posto di lavoro dei miei pupilli. Sono quindi passato per zone che avevo sono sentito nominare come fossero leggende metropolitane. Sono metropolitane e non sono leggendarie. Stamane Orpington, Bromley e East Croydon. Sì, esistono. E non fanno nemmeno troppo schifo.
storielle sulle miei giovani? una solo parola:
Abercrombie & Fitch
ah mio dio.