I guess i’m like Tom


Lu (i) sc am
4 giugno, 2009, 5:57 pm
Filed under: Stati | Tag: , ,

Dopo 4 ore dal nostro arrivo a Londra avevo già perso 3 ragazzi.

Dopo 6 ore eravamo già in ritardo di 1 ora sull’orario di rientro.

Dopo 10 ore già ricevevo chiamate disperate di ragazze perse in strade che non conoscevano, che, non sapendo dove abitavano, in lacrime chiamavano la famiglia. Ricevevo a ciclo continuo telefonate e sms da ogni fronte: non riconoscevo ancora nessuno. 

Dopo sole 19 ore il mio capo mi svegliava dicendo di andare immediatamente a prelevare le due ragazze abbandonate a se stesse con una malevola famiglia ospitante. Io mi infilavo impantaloni, mi scusavo ancora assonnato e mi fiondavo fuori di casa, prendendo direzioni causali, dato che non avevo avuto ancora il tempo di capire dove abitassi, di comprare una cartina e di rendermi conto che ero sveglio. 

Dopo 20 ore e poco più ero a casa di estranei, pregando per un caffè e parlando con una mama caraibica buddista di come la camera delle signorine fosse ritenuta troppo polverosa. Strappavo quindi con forza le suddette principesse shopping alla terribile magione.

Dopo 22 ore conosco almeno 3 persone di 3 uffici diversi a cui concedo il numero della nuova sim inglese che da allora non smette di funzionare. Triangolo con l’italia, gli uffici e i miei pupilli, che placidi come le vacche al pascolo se ne vanno a fare inutili quanto costosi acquisti.

Vado con alcuni al museo, ma ritorno correndo e bestemmiando contro i treni locali che mi impongono una corsa affaticante in nome della maledetta puntualità: titanica lotta tra convenzioni sociali e le forze brute della natura – i trasporti urbani. Nel mentre sento sfumare dalle mie mani la possibilità del concerto più bello dell’anno, il mio ascoltatissimo Patrick Wolf a Camden. 

Alle 19 del primo giorno ero a tavola con la mia host mother che mi parla e poco mi ascolta e realizzo che il concerto è sfumato. rimarrà traccia indelebile nella mia relazione con le due giovini arroganti ragazzine dell’alto vicentino. Non riuscirò mai a guardarle senza pensare al mancato concerto. Chiamavo quindi l’amica in Londra e me ne andai a prendere del vino.

 

Poi ho compiuto gli anni, sono stato all’opera, ho sentito storie su quest’area africano-caraibica, vivo in una casa con una stazione radio reggae dentro, assumo un accento jamaicano, giro come una trottola e sbrigo sempre queste inutili faccende per i miei pupilli un po’ troppo pigri. I libri sono ancora lì, con mio sommo senso di colpa. 

 

More to come – that’s for sure.

 

cheerio



2 commenti so far
Lascia un commento

mi dispiace che tu non sia riuscito ad andare a vedere patrick wolf.. continua a tenerci informati sulle azioni idiote delle tue giovani protette! ciao ciao

Commento di margherita

ne avrei da dire… qui si sprecano commenti razzisti, conversazioni su harrods e bond street e tanta tanta idiozia. Le mie due odiate me ne combinano ogni minuto: se fossi il loro padre piangerei dalla vergogna.

Commento di iguessiamliketom




Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...