I guess i’m like Tom


Un terrorismo al contrario. Pensarli già tutti defunti per non fare manco la fatica di farli saltare in aria.
18 luglio, 2009, 2:12 pm
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Perché appena cerchi di fare ordine, di ristabilire una gerarchia naturale tra la vita e la morte, immediatamente scompare tutto ciò che non serve e anche i muri fanno meno resistenza dell’aria.

Perciò me ne vado verso l’uscita e attraverso le porte antipanico senza premere sui maniglioni rossi. Senza panico, passo attraverso i muri di vetro antiproiettile, che li fanno trasparenti ma sono muri lo stesso, e la guardia giurata dietro gli occhiali incarniti giura che non è vero. E invece giuraci, perchè io passo attraverso i muri. Scendo per la strada, attraverso le recinzioni di villette antiladro controllate dagli allarmi antizingaro, protette da inferriate antinegro con vernice anti ruggine dove antipatici padroni  antisemiti con crema antirughe fanno antipasti antiallergici in bunker antiatomici. Attraverso le banche videosrovegliate. Attraverso i muri delle Zecche. E fanno bene a chiamarle zecche, perchè l’hanno inventate per succhiare il sangue alla gente. Attraverso i muri delle casererme, dei manicomi, delle galere.

[Ascanio Celestini, Lotta di Classe, Einaudi, 2009, p. 228]



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