I guess i’m like Tom


Strike a Pose
14 aprile, 2011, 10:19 pm
Filed under: Stati

Tutto è una posa. Le mie parole una posa, il sarcasmo è una posa. I link sono una posa, la musica le azioni sono pose. L’umorismo è una posa. Anche questo che scrivo può essere una posa, ma non vuole esserlo.

Un’idea, un’immagine virtuale. La tua. Un nome, due frasi, se va bene tre. Un desiderio. Il mio. NON è POSSIBILE. NO. Una fissazione che si è incarnata, sì come un chiodo nella carne. E sono io. Un amico direbbe psicanalitico. Sì, vabbè quello che ti pare. Si fotta l’amico. Sì, blocchi psicologici da farmi rimuovere. Ok, 50 euro dall’analista a seduta. Sì, bene. Poi? Lindo, igienico? Le pose dei discorsi arzigogolati, argomentati, gonfiati di parole a parabola, arcuatissime tendono a più infinito.

Sì, poi la mia amica è stata mollata. Non si può dire nemmeno questo perché non stavano assieme, ma anche questa era una posa. Mi va bene così lei ti diceva. Ma quella  era una posa. E lei mi leggerà qui e mi dirà che cazzo scrivi. Ma tanto tranquilla che qui non legge nessuno. Nessuno ardisce commentare, leggere, insultare. È meglio che un confessionale di periferia. Il nulla, un’eco di rimbalzo. Vaso da notte di egocentrismi maldestri e malcelati. Sì i miei.

Voglio unicamente parlare con una persona. È solo quello. È come guardare i vermi uno sopra l’altro contorcersi in un vaso di vetro: così i miei liberi pensieri sono tutti a sormontarsi sempre su te, e sempre di nuovi che sono vecchi ma sbucano e si ingrumano continuamente senza fermarsi e io da fuori che li guardo i miei pensieri e mi trovo così folle e miserabile a farli. E mi osservo mentre li penso i miei vermi.

Parlaci. Ma che cazzo ci parli a fare.

Non sono. Non so. Non penso.

Domani andrò in piscina, mi affogherò nell’acqua pensando che mi sta facendo bene, non morirò di malattie cardiovascolari. E poi starò meglio. Mi crederò soddisfatto e a posto, poi frutta, bici, lavoro, pc, soldi, i soliti i pochi.  Anche ora i soliti modi di distrazione non mi convincono, non fanno la loro. Mi ci rituffo. Non volevo sentire il tuo nome da vivo, non volevo immaginarti a parlare, se fossi rimasto l’icona disattivabile di una pagina web credevo di controllami. Non volevo sbagliarmi a sentire e invece ho capito dubbio. dubbio non c’è. Volevo speranza e quindi disatteso. Sì, dai ricomincia, oggi come ieri dimentico, riparto, sorvolo. Mi auto-accuso  di accattonaggio qui nel mondo delle relazioni.

Terribile sono io a parlarmi addosso. Parlo a me di me, ma non  sono in comunicazione con alcuno.  E questo, l’ho scritto per te?


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